ilcalcioelosportdiunavolta: Pallone criminale

Cerca nel blog

mercoledì 4 luglio 2012

Pallone criminale

Un’inchiesta giornalistica sul calcio con la forza narrativa di un romanzo noir alla Giancarlo De Cataldo. «Pallone criminale» (pp. 350, euro 14, Ponte alle grazie) di Simone Di Meo e Gianluca Ferraris è una folgorante fotografia della degenerazione che sta vivendo il mondo della pelota, grazie ad alcuni fenomeni che hanno avuto l’epicentro proprio in Puglia.
Oltre alla Procura di Cremona, anche quelle di Bari e Lecce sono protagoniste di indagini sullo sport più amato dagli italiani: la prima per svelare gli artifici con cui la «banda Masiello» truccava le gare di serie A (compreso il derby Bari-Lecce) e i meccanismi di riciclaggio del denaro sporco, la seconda nel monitorare la penetrazione dei capitali mafiosi nelle società dilettantistiche.

Gli autori, per spiegare l’andazzo ricorrente soprattutto nelle serie minori, riportano le parole di Raffaele Cantone, ex sostituto procuratore della Dda di Napoli: «La criminalità organizzata sa che non c’è strumento migliore del calcio per costruirsi un legame duraturo con la popolazione e l’ambiente. Se il grande imprenditore alla Berlusconi, alla Cragnotti, alla Tanzi, decide di investire nella proprietà di una squadra di football (...) è perché si aspetta ritorni di altro tipo: pubblicità, opportunità di mercato, nuovi rapporti. Il fine che muove le mafie è esattamente lo stesso». Il ritratto dei due giornalisti a tinte forti ruota intorno a «un filo rosso, lungo e contorto, che unisce la criminalità organizzata italiana e quella straniera. Gli incontri delle più importanti manifestazioni calcistiche del pianeta, Mondiali compresi, e i campi polverosi dei gironi meridionali di terza serie. Gli ex campioni bolliti e le giovani promesse. I faccendieri alla Totò e i criminali alla Scarface. Il pallone che ci fa innamorare e il pallone criminale. Un filo rosso lungo e contorto che parte dalla sala vip di un esclusivo betting club di Singapore, per attraversare i Quartieri Spagnoli di Napoli, i vicoli di Bari vecchia, gli stadi di tutta Italia, e atterrare, un’uggiosa domenica pomeriggio di fine autunno, in una piccola procura immersa nella provincia padana. Ed è da qui che dobbiamo iniziare anche noi, se vogliamo capirci qualcosa».

Per il procuratore della Dda di Lecce «ci sono almeno sette squadre che militano nei campionati di Eccellenza salentini sotto il controllo della Scu. (... ) I «sacristi» agiscono attraverso presidenti, amministratori, soci o addirittura direttori sportivi legati ai clan, con un doppio obiettivo: riciclare il denaro sporco e irrobustire, attraverso il calcio, il consenso di cui godono». Motta indica anche una soluzione alla Figc: l’adozione di un protocollo con l’obbligo di certificazione antimafia per chi lavora nei club calcistici. Inquietante, infine, il ritratto delle frequentazioni di alcuni giocatori del Bari guidato prima da Ventura e poi da Mutti. «Nessuno - scrivono Di Meo e Ferraris - sa dove gli intermediari scommettano, ma di certo tutti sanno dove trovarli: che si tratti degli "zingari", del factotum Iacovelli o degli emissari del clan Parisi, la loro osmosi con i calciatori del Bari nel corso della stagione 2010-2011 è totale: frequentano gli stessi alberghi, gli stessi ristoranti, gli stessi locali, addirittura in un caso (la vicenda finirà opportunamente coperta da un omissis) anche le stesse escort. Già nell’estate del 2009, per la verità, uno dei sodali di Masiello arrestati, Fabio Giacobbe, volò negli Emirati in gita premio con la squadra biancorossa, per festeggiare la promozione dei pugliesi in serie A». L’intento di questo libro? Far ritornare il pallone, una volta bonificato da queste metastasi, a «rotolare in modo decoroso», restituendo il giusto fascino allo sport che Pier Paolo Pasolini definiva «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo».

Fonte:  "Corriere del mezzogiorno"

Nessun commento:

Posta un commento