Lo sport dei grandi uomini e delle grandi donne... perchè solo i grandi uomini e le grandi donne possono essere d'esempio per le nuove generazioni.
Rincorrono palloni malconci e inseguono sogni di gloria. I riflettori dei media sono tutti puntati sulle stelle del calcio, dal camerunense Samuel Eto’o all’ivoriano Didier Drogba. La popolarità dei grandi campioni è tale da oscurare quella dei leader politici, ben oltre la conclusione delle carriere sportive. In Camerun negli uffici governativi, sopra i ritratti ufficiali del presidente, campeggiano ancora le foto di Thomas N’Kono (indimenticato portiere degli anni Settanta e Ottanta) e Roger Milla (il cannoniere più longevo della Coppa del Mondo). In ogni abitazione della Liberia spicca un poster di George Weah, primo pallone d’oro africano, emblema vivente di uno sport che sa ancora infiammare l’orgoglio nazionale. Dal Cairo a Città del Capo, le partite che contano finiscono per paralizzare interi Paesi. Gli stadi e le tv sono presi d’assalto dai tifosi. E i radiocronisti, con le loro voci gracchianti e ispirate, raccontano imprese eroiche e disfatte colossali, regalando brividi ed emozioni anche nei villaggi più sperduti.
Una situazione che spinge i cacciatori di teste dei ricchi club europei ad andare in Africa a fare acquisti. Uno shopping che ormai si è trasformato in saccheggio di giovani talenti. E così anche il football è colpito da quella sorta di maledizione plurisecolare che si è abbattuta sul continente africano, condannandolo alla vendita all’estero delle proprie materie prime, senza poterle ‘sfruttare’ in loco. Minerali, legname pregiato, diamanti, petrolio… e ora anche calciatori.
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