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lunedì 7 dicembre 2015

FREDDO E GELO: IN MOTO C’E’ CHI LI SFIDA

di Max Temporali 7 dicembre 2015 Nel mese di dicembre i piloti vanno in letargo. Il freddo arrivato in questi giorni fa passare la voglia di guidare. Ma se ci penso, sono proprio queste le condizioni che, se affrontate, valorizzano la prestazione di ogni motociclista “coraggioso”. Penso ad esempio al record che fece John Kocinski nell’inverno tra il ’95 e il ‘96, provando a Misano la sua Ducati 916: c’erano appena un paio di gradi nell’aria, tanto da rendere l’impresa sensazionale. Una volta, quando non c’era il limite dei giorni di test, erano tante le squadre che lavoravano nei mesi più freddi sulle piste italiane, senza andare in Spagna. I mesi invernali sono anche il nostro avversario, guidando per strada ogni giorno: c’è chi ferma l’assicurazione, lasciando la moto in garage fino alla primavera successiva, ma anche chi, vivendo accanto alle grandi città, continua a muoversi su due ruote, anche con le strade gelate, sporche, il freddo che punge e la nebbia che impregna di umidità la giacca, oltre ad appannare la visiera del casco. Ogni motociclista avrà vissuto, almeno una volta in carriera, il suo momento d’orgoglio combattendo il gelo, vestendo i panni di quel Kocinski in grado di andare oltre i propri limiti, stupendo forse prima sé stesso degli altri. Sacrificio e fatica che si combattono solo pensando al piacere del dopo. Il massimo riconoscimento va agli eroi dell’Elefantentreffen: li guardo con ammirazione e un briciolo di invidia per non averci provato negli anni di maggiore determinazione. A me, a 14 anni, bastava uscire col motorino quando nevicava per sentirmi inarrestabile. Col Piaggio Sì di mia sorella andavo nei parcheggi per farlo derapare, per provare la sensazione della grande potenza che faceva slittare la ruota. Ma quello era solo un gioco. Del mio vero esordio in moto sulla neve ho un ricordo sfumato che risale al Natale del ’93. Ero “sfidanzato”, avevo solo moto e amici. Uno in particolare era scarburato come il sottoscritto, Andrea detto “Sbrigons”. Il 26 dicembre mi chiamò all’ora di pranzo: “Facciamo un giro in moto ?” Partimmo alle due del pomeriggio per un centinaio di chilometri, direzione Muro di Sormano, a circa mille metri d’altitudine, fra Como e il Ghisallo, dove una volta passava il Giro di Lombardia. Avevamo entrambi una Honda CBR 600. Ricordo solo un particolare di quella gita: la neve incontrata sulla strada in discesa e una frenata dolce, delicata, con il solo posteriore per evitare di perdere il davanti. Me lo ricordo perché improvvisamente la moto si mise di traverso, un traverso continuo e graduale che non si fermava nemmeno rilasciando il freno. Ci ritrovammo quasi perpendicolari al senso di marcia, a velocità praticamente azzerata, con la ruota posteriore che si “sbloccava” incontrando un provvidenziale fazzoletto di asfalto pulito. Lì capimmo che i freni e la neve sono in disaccordo nella natura delle parti. Un’altra volta tornavamo invece dal Mugello, sempre noi due. Io in sella a una Yamaha R1, lui a una Kawa Ninja. Dagli Appennini fino a Milano trovammo neve. 300 km, e soltanto neve. L’abbigliamento fradicio e ghiacciato, e la visiera del casco tenuta sollevata per tutto il tempo. Rassegnati e stanchi. La mia forza era sapere di non essere solo. Occhi rossi, volto anestetizzato e muco prodotto in quantità industriale. Ogni tanto infilavamo le mani dentro alla carenatura per scaldarle un po’. Andrea, da quel giorno, conobbe il significato di sinusite. Più di tutte credo però di aver subìto un’altra nevicata, mi pare del 2004. Ero andato a Milano col bel tempo, con una Suzuki GSX-R 1000, ma, uscendo dallo studio televisivo alle 23, trovai le strade completamente bianche, innevate. Traffico inesistente, c’ero solo io. Avevo 24 km da percorrere per raggiungere casa. Arrivai che erano quasi le 3 di notte, dopo aver incrociato la Polizia Stradale che mi esortava ad abbandonare la moto lì, in qualche angolo della buia periferia milanese. Serviva concentrazione ed equilibrio anche a 15 all’ora. Caddi un paio di volte, forse tre, rompendo il carter motore, ma arrivai a casa. Stanco, bagnato di sudore e coi muscoli stremati, dolorante in ogni parte del corpo. Per tutto ciò, mai una medaglia o un elogio, al pari di quel Kocinski con quel record frantumato sulla gelida Misano che oggi quasi nessuno ricorda. Il gusto di certe imprese è soltanto viverle per poterle raccontare quando sai di non poterle (e volerle) più ripetere. Fonte: http://piegaespiega.sportmediaset.it/2015/12/07/freddo-e-gelo-in-moto-ce-chi-li-sfida/#more-272

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