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domenica 25 febbraio 2018

L'ultimo giorno la lezione di storia la firma Marit, la Regina delle nevi

Intanto, grazie. Cara Marit Bjoergen, con la faccia da montanara dura, tutta muscoli, nervi e ossa, senza un filo di grasso, senza un alito di fiato sprecato, sempre essenziale e ordinata e precisa e sincronizzata nei movimenti, che sia in salita, in discesa, nelle curve a gomito prima di una rampa, allo sprint o sotto la neve. 
Grazie a nome di chi, nell’Olimpo degli immortali dello sport, da sua maestà il 36enne Roger Federer, in giù, in tutti i campi della vita, è convinto che l’età sia un numero importante e significativo, da interpretare però soggettivamente, non un marchio, non una condanna, non un privilegio, ma un riassunto di quel che sei stato e di quello che sei. Altrimenti, perché, davanti a quel zampillare continuo e quasi offensivo di energie ed entusiasmi giovanili, alla fine, sul gradino più alto del podio ci sale ancora una volta la signora di ferro che il 21 marzo compie 38 anni?
Grazie anche a nome dello sport. 
Perché 8 ori, 4 argenti e 3 bronzi, sono un doppio record di atleta più vincente della storia alle Olimpiadi invernali. L’aggancio aureo alle leggende, peraltro due connazionali norvegesi, il biathleta Ole Einar Bjorndalen e il fondista Bjorn Daehlie, e il primato assoluto di medaglie, 15, come nessuno mai. Seconda nella storia delle Olimpiadi tutte, dietro la ginnasta sovietica Larisa Latynina con 18 medaglie.
Grazie, perché tutto questo non avviene in una garetta qualsiasi, giusto per ravvivare il pallottoliere degli statistici, ma è il premio della 30 km mass start, la maratona delle nevi, la gara più dura del durissimo fondo, che chiude virtualmente l’Olimpiade invernale. Come la maratona per quella estiva. Grazie, perché così la Norvegia, un Paese di appena 5.2 milioni di abitanti, vince il medagliere olimpico - battendo con 39 medaglie totali il record degli Stati Uniti di 37 a Vancouver 2010 - superando a PyeongChang di 8 medaglie la Germania (82.67 milioni di abitanti e un potere economico sicuramente superiore agli scandinavi), con la quale divide il numero degli ori, 14, e diventando la nazione regina dei Giochi invernali con più medaglie di tutti, 330 (davanti agli Usa con 281!), dal via delle Olimpiadi della neve del 1924.

Il dettaglio dell’epopea Bjorgen è impressionante.
  • ORI, Vancouver 2010: Inseguimento, Sprint, Team Sprint; Sochi 2014: Inseguimento, 30km, Team Sprint; PyeongChang 2018: 30km, Staffetta.
  • ARGENTI, Salt Lake City 2002: Staffetta; Torino 2006: 10km; Vancouver 2010: 30km; PyeongChang 2018: Inseguimento.
  • BRONZI, Vancouver 2010: 10km; PyeongChang 2018: 10km, Team Sprint.
Il valore della sua ultima impresa andrebbe spiegato con le espressioni devastate delle rivali, quando “La signora di ferro” ha imposto un ritmo indiavolato, al quale nessuno ha saputo resistere. Concludendo con quasi due minuti di vantaggio sulla finlandese Krista Pärmäkoski, con la svedese Stina Nilsson bronzo. “È stato un giorno fantastico. I miei sci erano molto buoni, gli ultimi 100 metri sono stati speciali, mentre ho finalmente capito che avevo vinto l’oro individuale ai Giochi, dopo la staffetta. Non avete idea quante emozioni e quanti pensieri mi sono venuti nella testa nel finale. Sono partita dall’Olimpiade di Salt Lake nel 2002, e sono ancora lì, che mi guardo indietro, dopo sette chilometri e mezzo di gara, vedo dietro di me due-tre ragazze e cerco di spingere ancora. Dopo la discesa più lunga, avevo cinque secondi di vantaggio, dopo la saluta, ne avevo dieci, e sapevo che dovevo aumentare ancora, e poi ne ho avuto venti e poi trenta, e ho capito che sarebbe stato il mio giorno. Ma dovevo sciare bene e ho tenuto il vantaggio. Col mio corpo che mi dava le risposte giuste”.

Fonte: "https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/lultimo-giorno-la-lezione-di-storia-la-firma-marit-la-regina-delle-nevi/ar-BBJzgnM?MSCC=1519579022&ocid=spartandhp"

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